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La difficile arte di ballare con i porcospini.

Pig Pharma
















































 

Big Pharma investe milioni per i medici-testimonial. Nei bilanci delle aziende le spese sostenute per finanziare convegni e viaggi. Li chiamano “trasferimenti di valore”: milioni di euro che, in modo capillare, le case farmaceutiche investono per pagare rimborsi di viaggi, convegni e iniziative a medici, strutture sanitarie e associazioni. Negli elenchi pubblicati dalle aziende, ci sono nomi, cognomi, cifre. Si tratta di pagamenti in chiaro.

Una riflessione su che cosa vuol dire stare vicini, anche quando c’è il rischio di farsi male… La storia fu narrata dal filosofo tedesco Arthur Schopenhauer nel suo Parerga e paralipomena, volume II, capitolo XXXI, sezione 396.

Una compagnia di porcospini, in una fredda giornata d'inverno, si strinsero vicini, per proteggersi, col calore reciproco, dal rimanere assiderati. Ben presto, però, sentirono il dolore delle spine reciproche; il dolore li costrinse ad allontanarsi di nuovo l'uno dall'altro. Quando poi il bisogno di scaldarsi li portò di nuovo a stare insieme, si ripeté quell'altro malanno; di modo che venivano sballottati avanti e indietro tra due mali: il freddo e il dolore. Tutto questo durò finché non ebbero trovato una moderata distanza reciproca, che rappresentava per loro la migliore posizione". (Arthur Schopenhauer – 'Parerga e Paralipomena')

Ci viene sempre detto che il contributo dei convegni sponsorizzati dalle case farmaceutiche è ‘incondizionato’… Un contributo incondizionato può essere veramente tale quando proviene da un’industria che ha interessi primari così diversi da quelli dei professionisti sanitari?

Purtroppo è necessario chiedersi quali siano le condizioni del contributo. Perché una ditta farmaceutica ha interesse a sponsorizzare convegni e progetti in medicina? E i medici che partecipano sono consapevoli di essere parte attiva della relazione intrinsecamente conflittuale e insidiosa tra professionisti sanitari e industria farmaceutica?
Relazione che, non a caso, è stata paragonata dal British Medical Journal a quella di chi balla con un porcospino [1]: da una parte c’è infatti il medico, chiamato a tutelare la salute in un sistema sanitario in cui svolge una funzione pubblica, e dall’altra c’è un’azienda farmaceutica che applica dinamiche dirette al profitto commerciale, con tutto il corredo di dispositivi legati alle azioni di marketing.

Un contributo incondizionato può essere veramente tale quando proviene da un’industria che ha interessi primari così diversi da quelli dei professionisti sanitari?
La formazione in medicina (pre e post laurea) ha come primo obiettivo quello di insegnare una metodologia di pensiero applicata alla clinica che dovrebbe consentire ai medici di aggiornarsi, leggere, valutare criticamente e indipendentemente le evidenze scientifiche per saperle calare nei fenomeni sociali nei quali la vita delle persone si svolge (soprattutto nelle cure primarie). Ci sono forti evidenze sul bisogno di contrastare l’affidamento della formazione in medicina all’industria farmaceutica e sugli effetti inconsci che scaturiscono dai dispositivi commerciali-formativi messi in atto dalle aziende (gli effetti sui comportamenti prescrittivi derivanti dalle interazioni con i rappresentanti farmaceutici, i regali/gadget omaggio, i congressi sponsorizzati, il cibo e l’atmosfera creata) [2,3,4].

L’influenza sulla ricerca e sulla formazione è in realtà solo una delle strategie messe in atto dall’industria farmaceutica. In particolare riportiamo, tra le voci più autorevoli, il documento ufficiale dell’Association of American Medical Colleges che dichiara la pericolosità dell’intromissione dell’industria farmaceutica nella formazione dei medici: “per ogni aspetto della formazione in medicina, e per quella accademica in particolare ci sono evidenze sull’effetto corrosivo che si produce sui tre valori fondamentali della professione medica: autonomia, obiettività e altruismo […].  È essenziale proteggere l’integrità nell’insegnamento, nell’apprendimento, nella pratica medica e limitare l’influenza inappropriata o dannosa dell’industria nella formazione in medicina” [5].

Anche l’Institute of Medicine of the National Academies [6] è dello stesso avviso e ha pubblicato un estensivo lavoro che sottolinea come “il rapporto rischio/beneficio del finanziamento delle industrie farmaceutiche sulla formazione medica è per molte ragioni sbilanciato sui rischi” [7].

È fondamentale che i medici prendano profonda consapevolezza delle conflittualità intrinseche di questa relazione, e che riflettano nel dettaglio sulle implicazioni delle collaborazioni pubblico-privato.

La relazione con l’industria farmaceutica non è eliminabile, dal momento che parte della cura si esplica attraverso la prescrizione di farmaci e l’utilizzo di strumenti diagnostici, ma è fondamentale un chiaro posizionamento etico, a maggior ragione per l’importante funzione pubblica di cui i medici sono investiti.
Se il freddo è una certezza, i rapporti con gli altri sono sempre una scommessa e ci si può impegnare per mantenerli in equilibrio. Secondo Schopenhauer, la soluzione è tutta nella giusta distanza.

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FONTE:
Il Fatto Quotidiano 9 maggio 2017
Big Pharma investe milioni per i medici-testimonial
Nei bilanci delle aziende le spese sostenute per finanziare convegni e viaggi di Virginia Della Sala 
http://bit.ly/2q4vucv​

NOTE:
[1] Wager Elizabeth. How to dance with porcupines: rules and guidelines on doctors’ relations with drug companies. BMJ 2003; 326 :1196
[2] Sierles FS, Brodkey AC, Cleary LM, et al. Medical students’ exposure to and attitudes about drug company interactions: a national survey. JAMA 2005;294(9):1034-1042.
[3] Association of American Medical Colleges and Baylor College of Medicine, Department of Neuroscience and Computational Psychiatry Unit. The Scientific Basis of Influence and Reciprocity: A Symposium . Washington, DC: Association of American Medical Colleges, 2007
[4] Wazana A. Physicians and the pharmaceutical industry, is a gift ever just a gift? JAMA 2000;283(3):373-380.
[5] AAMC. 2008. Industry Funding of Medical Education. Washington, DC: AAMC.
[6] L’Institute of Medicine of National Academies meglio conosciuto come Institute of Medicine (IOM) è un dipartimento dell’Accademia Nazionale delle Scienze degli Stati Uniti: Institute of Medicine – The National Academies
[7] Field, Marilyn J., and Bernard Lo, eds. Conflict of interest in medical research, education, and practice. National Academies Press, 2009.
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