Informazione e creatività, ragione e sentimento,
i due risvolti della scrittura – parte 1

Quella che segue è la prima parte dell’intervista doppia realizzata agli autori di Curarsi con la candeggina? dalla redazione di ilmiolibro, dove è stato pubblicato per la prima volta il manuale d’uso del Metodo.

Dalla prima macchina da scrivere, un regalo del padre, fino al primo computer. Valerio Droga ha da sempre subìto il fascino della scrittura che lo ha portato agli studi di giornalismo ma anche alla creatività della narrazione. 
Direttore della rivista online Oggi Salute, i suoi interessi si sono ora rivolti verso la salute e il benessere.

Ci racconti la tua formazione? Come sei arrivato al giornalismo?
Ho sempre amato scrivere, fin da piccolo. Ricordo l’emozione della prima macchina da scrivere che mi regalò mio padre e poi il primo computer; mi sono sempre chiesto come nascessero i libri, era qualcosa che rimaneva avvolta nel mistero. La scrittura a mano ha invece un fascino tutto diverso e ancora oggi, in molte occasioni, preferisco l’odore che nasce dal mistico incontro di carta e inchiostro al rumore dei tasti sul pc. Questa passione mi ha condotto, quasi in modo naturale, agli studi in giornalismo, anche se il mio vero amore è quello per la scrittura narrativa.

Da quanto tempo dedichi la tua professione all’ambito medico?
Circa un anno. Il mestiere di giornalista ti costringe a essere molto flessibile e interessarti a tutto un po’, cosa che non mi dispiace perché di base ho svariati interessi. Uno di questi è la salute e, quindi, dirigere un quotidiano di ambito medico è stata per me una bella opportunità di crescita personale.

Come sei venuto a conoscenza del Metodo Ruffini?
È proprio grazie a Oggi Salute che è nato l’incontro con il dottor Gilberto Ruffini. Il Metodo l’ho conosciuto attraverso al mio amico Maurizio che me ne ha parlato entusiasta e, dato che lavoravo già al giornale, ho deciso di approfondire con una intervista al suo fondatore. Devo dire grazie al figlio Paolo, che ha fatto opera di intermediazione e che è impegnato da anni nel rilancio del metodo sul web, senza alcun ritorno economico, con il quale è nata ormai una grande amicizia, seppure ci separano un migliaio di chilometri.

Cosa ne pensi?
Mi risulta difficile parlare del Metodo Ruffini senza parlare del dottor Ruffini. Il primo elemento che mi ha colpito sono state infatti le sue doti morali, la sua onestà, testimoniante innanzitutto dalla sua storia personale, che lo ha portato a non speculare mai economicamente sulla sua scoperta benché ne avesse avuto tutto il diritto. In fin dei conti ha fatto ciò che dovrebbe fare qualsiasi medico: prendersi cura della gente, ricercando soluzioni efficaci ed economiche. Il Metodo rispecchia proprio queste caratteristiche: si basa sull’uso topico di una molecola comune, l’ipoclorito di sodio, contenuta anche nella semplice candeggina (da cui il titolo del manuale), diluito in acqua distillata al 6, 9 o 12 percento, a seconda della patologia da curare. Con pochi centesimi si possono trattare oltre cento malattie di pelle e mucose, dalle più insidiose, come la candida o l’herpes, alle più gravi, come il papilloma virus, fino a ferite, punture di vespe, meduse o ustioni domestiche. Cosa ne penso? Provare per credere! Mi sono convinto della sua validità proprio dopo averlo testato più volte su di me, ma anche leggendo le numerosissime testimonianze che arrivano ogni giorno e che Paolo Ruffini pubblica instancabilmente sulla pagina Facebook del Metodo.

Hai già numerose pubblicazioni al tuo attivo?
Non molte per la verità. Ho pubblicato su ilmiolibro la mia tesi di laurea (Nor Arax, enclave armena in territorio italiano), dedicata al primo genocidio del Novecento e all’integrazione sociale e culturale di un popolo in esilio, tema oggi più attuale che mai, mentre alcuni estratti sono stati riproposti sulle pagine della rivista Segno. Poi ho dato alle stampe un piccolo romanzo, Il sentiero dei funghi di bosco, che rispecchia l’altra mia anima, quella demenziale e surreale, seppure in fondo a questa storia vi sia pur sempre un interesse sociale verso gli ultimi e gli esclusi. In uno stile decisamente più maturo, ho dato recentemente voce più compiuta allo stesso tema dell’isolamento umano e sociale con la raccolta di racconti Ma quanto parli? Quattro storie contate, un libricino cui sono molto affezionato. Una piccola anticipazione: presto pubblicherò un fiaba didattica per bambini, che insegni, attraverso una grande parabola, al contempo la grammatica e il significato di cittadinanza attiva ai cittadini di domani”.

Qual è il genere di scrittura in cui preferisci cimentarti?
Cerco di dare espressività alla scrittura, ricreando il parlato, il che è diverso però dal riportarlo tale e quale. Molti credono che basti questo e vedo racconti fatti di soli dialoghi, punti esclamativi uno dietro l’altro e puntini di sospensione gettati generosamente a pioggia sulla pagina stampata. Riuscire a ricreare l’impressione del parlato è cosa molto complessa, ci riescono solo i veri scrittori, io non lo sono e quindi mi limito a provarci, se ci sono riuscito anche solo in parte lo lascio decidere ai lettori. Ad ogni modo sono molto plastico e amo cambiare genere: ho perfino un progetto di romanzo fantasy e uno storico.

Come descriveresti il tuo rapporto con la lettura?
Il peggiore scrittore è quello che scrive più di quanto legge. Io temo di essere fra questi. Beh, scherzi a parte, non sono un grande divoratore di libri, perché ho un atteggiamento molto analitico, cerco di studiare i libri che leggo, con tanto di matita alla mano, torturando la pagina con note, chiose e orecchiette, provando a ‘rubacchiare’ la tecnica quando la trovo efficace. L’effetto collaterale è che non riesco a godermi fino in fondo l’esperienza della lettura.

C’è un libro che ti ha cambiato la vita?
Tutti e nessuno. Sono convinto che tutti i libri debbano lasciarti qualcosa di più che il semplice ricordo della trama, devono cambiarti un po’, aiutarti a crescere. Allo stesso tempo penso che nessun libro abbia la grandezza di cambiarti interamente la vita, di imprimervi una svolta. Forse ci riescono di più quando li si legge durante l’adolescenza, quando cioè si è più malleabili e alla ricerca di punti di riferimento. Per questo motivo forse il libro più significativo per me è stato Siddharta di Hermann Hesse, che mi ha avvicinato definitivamente all’Oriente senza farmene allontanare più. Me lo prestò mio cugino Michele, che a sua volta me ne parlava incantato: ricordo che mi lesse le prime pagine ed era ammirato dalla determinazione del protagonista nell’inseguire i suoi sogni: un libro così non ti può lasciare indifferente.

Ritieni che nelle pubblicazioni scientifiche il marchio editoriale faccia la differenza?
Beh, certo, una casa editrice alle spalle ha molti vantaggi, non solo per l’editoria scientifica, ma a maggior ragione per questa, perché l’editore si assume parte della responsabilità, fa una scelta se decide di pubblicare un libro o meno e ne cura infine la revisione dei contenuti. Trattandosi di scienza e medicina è quindi una sicurezza in più per il lettore. Nel nostro caso, tuttavia, non si tratta del primo ciarlatano che si alza la mattina dicendo che ha scoperto la cura per questa o quella malattia, ma il dottor Ruffini è un medico ematologo, con una lunghissima esperienza sul campo: la sua firma sulla copertina è già una garanzia. Tutta la parte scientifica del libro è stata infatti curata da lui, io da solo non mi sarei mai assunto la responsabilità di scrivere un manuale medico.

Ebook, nuove opportunità per l’editoria specialistica?
Non saprei dire se gli ebook possano essere una risorsa in particolare per l’editoria di settore, certamente lo sono per la diffusione di tutti i libri. Abbattendo i costi di stampa, infatti, il prezzo di copertina risulta molto più accessibile. Inoltre, si azzerano tempi e spese di spedizione. Credo quindi che sia più che altro una grande risorsa per gli esordienti e un buon banco di prova per una casa editrice che voglia misurare il successo di un lavoro di uno scrittore sconosciuto. Devo a tal proposito riconoscere l’importanza che ilmiolibro.it sta rivestendo nel trovare e lanciare i nuovi talenti, dando a tutti la possibilità di pubblicare e vendere sia in cartaceo che in formato elettronico i propri libri, lasciando all’utente i diritti d’autore sulla propria opera: una lungimiranza sia in termini imprenditoriali che culturali.

Biografia
Valerio Droga è un giornalista professionista (classe 1980), vive a Palermo, la sua città. Si è laureato nel 2007 in Scienze della comunicazione vecchio ordinamento con la votazione di 110 e lode, ottenendo anche la menzione per la tesi sperimentale sul genocidio degli armeni e le possibili forme di integrazione, qui pubblicata (Nor Arax, enclave armena in territorio italiano), con la quale ha vinto anche il Premio giornalistico “Mario Francese”. Dal 2013 si occupa prevalentemente di salute e ha diretto la testata “Oggi Salute”. Cerca di non lasciare nulla al caso, ha un culto per i dettagli e odia le imperfezioni, nella scrittura e in qualsiasi cosa faccia. Coltiva una visione etica, ricercando sempre la verità e l’utilità sociale nel giornalismo come nella letteratura.

>> Leggi la seconda parte dell’intervista